L’agronomo Francesco Gubert e il prof. Franco Frisanco sono state le due guide d’eccezione che, assieme a Paolo Piffer ci hanno fatto trascorrere un piacevole e interessante pomeriggio sull’altopiano di Vezzena concludendolo con il “tramonto in malga”.
Il sold out c’era ormai da diversi giorni per questa terza tappa del ciclo “Golosi di natura” organizzato con La Campirlota.
Partenza alle 15 da passo Vezzena con prima tappa sui pascoli accanto alla Riserva locale “Palù di forte Verle” per un inquadramento geografico e storico della zona, oltre che per i primi assaggi di alpicoltura.
D’obbligo la successiva sosta al forte Verle per un accenno alla Grande Guerra che sembra ancora parlare a chi frequenta la zona, anche per gli innumerevoli avvallamenti causati dai bombardamenti di oltre un secolo fa che vediamo da qualsiasi parte ci giriamo.
Il pascolo di malga Busa Verle è il luogo ideale per un approfondimento più tecnico sul carico ottimale delle malghe, sulle specie erbacee preferite dalle vacche e sulla gestione ideale delle superfici erbose.
Il tratto successivo ci consente di affrontare i temi delle foreste e quindi anche di Vaia e del bostrico che hanno lasciato un grande segno nei nostri boschi, in parte anche positivo con l’apicoltura che ha potuto trovare nuovi tipi di miele e con la biodiversità che è sicuramente aumentata.
Le caratteristiche geologiche dell’altopiano, con il “groviera” che forma tutta la destra idrografica del fiume Brenta, causa difficoltà nell’approvvigionamento idrico che viene risolto in parte con le pozze di alpeggio a favore dei bovini (pozze utili anche per aumentare la biodiversità).
I 300 metri di dislivello che ci portano da malga Marcadei di sotto a malga Marcai di Sopra non hanno nulla da invidiare a una vera e propria “vertical”, ma il panorama che si ammira dai 1857 msm della più alta malga dell’altopiano vale la fatica.
Una malga che, come ci spiega il gestore Beppe parte con l’handicap dell’assenza di acquedotto (e è facile immaginare le difficoltà conseguenti) e quindi con la necessità di approvvigionamenti con cisterne (almeno 130 i viaggi nel corso della stagione di alpeggio). Marcai di Sopra è però una struttura modello, molto accogliente sia dal punto di vista strutturale che umano, che sforna circa 2.000 forme di formaggio “Vezzena” all’anno (oltre a un po’di Asiago DOP e a un’altra mezza dozzina di prodotti caseari).
Il “capitale umano” è la vera forza di questa struttura: dal gestore Beppe Dagli Orti, innamorato dell’altopiano, a “Gimo” Girolamo Cunico che a 92 (novantadue!) anni suonati è il tecnico di fiducia della malga e quotidianamente si occupa delle analisi del latte e di sovrintendere alla salubrità della produzione. E poi il casaro Jograi Singh, un giovane indiano adottato di fatto da Beppe, che ha imparato così bene il mestiere da meritarsi diversi premi in varie edizioni della “Rassegna dei formaggi di malga della Valsugana”.
La ricca degustazione finale non ha fatto altro che confermare la bontà del lavoro di Jograi, “Gimo”, Beppe e degli altri suoi collaboratori con gli assaggi di ottimi formaggi freschi e stagionati, ricotta e salumi di loro produzione, accompagnati da una gustosa polenta.
A stomaco pieno è stato estremamente piacevole il ritorno al passo Vezzena nella frizzante aria serale e accompagnati da un bel tramonto.









