Attenti alla zecca

Indossare vestiti chiari e lunghi, che le scarpe siano chiuse, possibilmente i calzini sopra ai pantaloni (anche se non è proprio elegante), evitare i bordi dei sentieri dove la vegetazione è più alta, utilizzare i repellenti sia per i vestiti che per la pelle (attenti perché sono di due tipi diversi!), controllare se i nostri amici a quattro zampe sono stati attaccati, mettere i vestiti al sole dopo le nostre escursioni in bosco/campagna così le eventuali zecche non le portiamo in casa e senza umidità è facile periscano. E poi il vaccino che ci tiene al riparo dalla TBE, ma non dalla malattia di Lyme.
Sono questi i principali suggerimenti che Giulia Ferrari, ricercatrice della Fondazione Edmund Mach, ha fornito ai partecipanti al “Lunedì della Rete” di Telve di Sopra dedicato alle zecche.
Una serata nel corso della quale abbiamo appreso tante cose su questo fastidioso artropode, diffuso in tutta Europa dal Mediterraneo alla Scandinavia e che possiamo trovare fino ai 1.400 metri di quota…ma che i ricercatori FEM hanno individuato anche a 1.800 metri sulle pendici della Panarotta.
La zecca dei boschi completa il proprio ciclo vitale in tre anni passando dallo stadio di larva a quello di ninfa e infine a quello di adulto e in ognuna di queste fasi la femmina fa un solo “pasto di sangue” attaccandosi da larva generalmente a piccoli animali, da ninfa a mammiferi o uccelli un po’ più grandi e da adulta per lo più a ungulati…o all’uomo.
Da quest’anno anche i cittadini possono dare il loro contributo alla ricerca sulle zecche grazie a ZeccApp, la App ideata dalla FEM per monitorare la presenza sul territorio di questo fastidioso ospite.

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