Aurora in Val di Sella

Siamo stati tutti rapiti lunedì 20 aprile all’Auditorium della scuola media di Borgo Valsugana ad ascoltare la storia dell’arrivo della Salamandra atra aurorae in val di Sella.
I ricercatori Emma Centomo (MUSE) e Luca Roner (Università di Oviedo) ci hanno prima introdotto al fantastico mondo degli anfibi, animali poco appariscenti anche perché a vita per lo più notturna, ingiustamente un po’ negletti e in pericolo di estinzione soprattutto per la scomparsa dei loro habitat umidi a causa dell’uomo oltre ma anche per  un fungo “importato” dall’Asia e per questo necessari di tutela.
Dagli anfibi in generale il focus è passato sulla salamandra, da quella alpina – la “classica” nera a macchie gialle – alle due-tre sottospecie che si trovano in Italia.
E qui siamo arrivati alla Salamandra di Aurora, endemismo di una piccolissima area a cavallo delle province di Vicenza e di Trento, sull’altopiano di Vezzena, ritrovata sorprendentemente l’anno scorso anche in val di Sella.
Un ritrovamento che si deve a un cittadino che, incuriosito da questa strana salamandra diversa dalle solite incrociata durante un’escursione, l’ha fotografata postando poi la foto su un canale social. E qui è stata vista da un custode forestale di Borgo che, ricordandosi che in un corso di formazione era stata illustrata una rara salamandra che sembrava proprio quella in foto, ha pensato bene di contattare i ricercatori del MUSE.
Ecco quindi l’importanza della “citizen science”, della collaborazione cioè dei cittadini con i ricercatori: solo grazie alla segnalazione di un appassionato (o forse solo di un curioso) si è arrivati a questa scoperta sensazionale.
I ricercatori hanno confermato che quell’esemplare apparteneva proprio all'”Aurora” e si sono messi subito in moto portandosi sul posto individuando anche, in una zona non lontana, un altro esemplare di questa salamandra. E, non bastasse la fortuna di aver trovato questo secondo esemplare, la dea bendata ha voluto elargire dell’altro, perché questo esemplare era una femmina gravida, chiaro segnale che non si trattava di un individuo “in dispersione” ma appartenente molto probabilmente a una popolazione locale.
E da qui partirà lo studio che nei prossimi anni porterà a saperne di più: a capire la consistenza della popolazione di Sella provando anche a verificare tramite la genetica se si tratta di esemplari che da Vezzena si sono spostati lì o se piuttosto si tratta di una popolazione geneticamente indipendente che in Sella magari è sempre esistita ma mai era stata ritrovata. Vedremo.
E sarà anche importante provare ad avviare nella zona una gestione forestale che tenga conto di questa presenza, in modo da non danneggiarla, anzi da favorirla.
Un grazie di cuore a Emma e Luca, che con passione e competenza ci hanno fatto avvicinare a questo splendido anfibio!

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