Coltiviamo la biodiversità

E’ stata una serata estremamente interessante quella che lunedì 2 marzo a Tenna ha chiuso il ciclo di incontro del progetto “Agroecologia per la Rete”.
Una chiusura del percorso formativo rivolto agli agricoltori e a tutti gli interessati incentrata sull’importanza della biodiversità nei nostri campi e nei nostri giardini con una serie di accorgimenti concreti che hanno portato i quattro ottimi relatori, guidati nella tavola rotonda da una perfetta Giulia Zanettin, a presentare anche alcuni accorgimenti concreti che ognuno può mettere in pratica per favorire la presenza di piante e animali utili.
Introdotta dai saluti del padrone di casa, il Sindaco Valter Motter, dalla presentazione del progetto da parte di Alessandro Gretter della Fondazione Edmund Mach e dalla breve illustrazione della Rete di Riserve, la tavola rotonda ha visto Giulia Zanettin coinvolgere per primo l’entomologo di FEM Paolo Fontana: quando parliamo di impollinazione il nostro primo pensiero va all’ape domestica ma Fontana ci ha ricordato che gli impollinatori sono tantissimi ed estremamente variegati; e non si tratta solo di insetti, anche se questi la fanno da padrone, soprattutto alle nostre latitudini. Nella sola Italia gli apoidei possono contare su oltre 1.000 specie, molte delle quali popolano i nostri campi, anche se troppo spesso non ce ne rendiamo conto. E un ambiente “biodiverso” è fondamentale per consentire la vita di questi importantissimi insetti.
Non sono solo gli insetti impollinatori a cercare nettare e polline sui fiori, ma anche molti artropodi che definiamo predatori e parassitoidi. Il perché lo facciamo e gli accorgimenti che possiamo mettere in atto per dare loro supporto, come ad esempio lo sfalcio alternato negli interfilari delle vigne, ce lo ha spiegato il terzo esperto di FEM, Lorenzo Tonina.
Simone Puppato, entomologo di FEM specializzato sugli insetti dannosi per le colture agrarie, ci ha fatto capire come la presenza di habitat diversificati, di siepi e macchie arboree ai margini delle colture colture di ciliegio piuttosto che di piccoli frutti riducano la presenza di specie dannose come può essere la Drosophila suzukii e gli habitat semi-naturali rappresentino una risorsa utile per numerosi artropodi utili.
Sui servizi ecosistemici forniti dall’avifauna, è invece intervenuto il ricercatore di EURAC Bolzano Matteo Anderle che ha toccato vari temi, fra i quali l’importanza delle siepi, che forniscono sia rifugio che alimentazione a molte specie di uccelli e l’utilità che possono avere le cassette nido soprattutto nelle aree agricole monotone, purché vengano tenute pulite e in buna efficienza.
In chiusura dell’interessantissima e utile tavola rotonda Giulia Zanettin ha invitato i quattro esperti a dare un consiglio, un’indicazione su una buona pratica da mettere in atto nei nostri campi e giardini per “coltivare la biodiversità”. E quanto emerso riguarda ad esempio le siepi, che sarebbe utile non potare su tutta la loro estensione ogni anno, ma non toccarne una parte, sulla quale potremmo intervenire l’anno successivo; oltre naturalmente all’evitare le potature primaverili, nel periodo di cova e di allevamento dei pulli. Anche se magari ai vicini potrà sembrare poco ordinato, possiamo lasciare in una angolo una catasta di legna o un mucchio di sassi: sono habitat ottimali per la vita di numerosi insetti e piccoli animali. Una parte del nostro giardino può anche non essere tagliato “all’inglese”, lasciando crescere l’erba e permettendo così alle piante di andare a fiore, fornendo alimento a un’infinità di insetti.
In definitiva il nostro spazio verde può crescere in parte in maniera un po’, potremmo dire “disordinata”; un disordine che ci consentirà però di apprezzare la multiforme vita che popola gli ambienti ricchi di biodiversità.

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