Criticità e prospettive della castanicoltura

Grande partecipazione interesse anche al secondo incontro di presentazione del bando per il recupero dei castagni da frutto andato in scena giovedì 9 ottobre al centro Kairos di Pergine Valsugana con la collaborazione dell’amministrazione comunale e in particolare dell’assessore all’agricoltura Nicola Girardi che ha introdotto la serata.
Oltre alla presentazione del bando, l’incontro è stato l’occasione per approfondire una seconda tematica legata ai castagni, dopo che nella prima serata di Roncegno si è parlato di castagneti e biodiversità.
Tema che in realtà è emerso chiaramente anche nell’interessante intervento di Giorgio Maresi, ricercatore della Fondazione E. Mach, da anni impegnato a studiare e a valorizzare il castagno.
Negli ultimi decenni il settore in Italia ha subìto una grande contrazione con la superficie dei castagneti da frutto passata dagli oltre 600mila ettari di un secolo fa ai meno di 100mila attuali. Conseguentemente anche la produzione di marroni è crollata passando dalle 650mila tonnellate alle circa 30mila di oggi.
Il Trentino è una piccola nicchia nel panorama castanicolo italiano che vede nell’Appennino (e soprattutto in Campania) il cuore della produzione, ma il recupero dei castagneti da frutto riveste una grande importanza per il nostro territorio, sia in termini di prodotti (oltre alla castagne sono numerosi i derivati, anche di nuova concezione) che per il mantenimento di un paesaggio unico che per i servizi ecosistemici che questa coltura offre. A proposito: il castagneto è una coltura agraria o un bosco? La questione non è ancora chiarita, anche se Maresi propende sicuramente per considerarlo bosco…
Nel panorama provinciale la Valsugana è probabilmente la zona castanicola più interessante e per questo l’intervento di recupero di almeno una piccola parte dei numerosi castagni in fase di abbandono è estremamente interessante.

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