Il primo dei quattro incontri per approfondire l’agroecologia

Il progetto “Agroecologia in Rete” ha in programma quattro appuntamenti da novembre 2025 a febbraio 2026 in altrettante località dell’Alta Valsugana con l’obiettivo di capire cos’è l’agroecologia in generale e per affrontare alcuni aspetti più specifici.
Un percorso in-formativo organizzato per la Rete di riserve dalla Fondazione E. Mach che è rivolto agli agricoltori ma anche a chiunque vuole approfondire alcuni aspetti che legano agricoltura e ambiente.
“Il mio vicino? Un’area sensibile” è stato il titolo dato al primo appuntamento che si è svolto il 25 novembre scorso nella sede FEM di Vigalzano di Pergine Valsugana e che è stato introdotto dall’assessore comunale all’agricoltura Nicola Girardi.
Il coordinatore della Rete ha poi effettuato una veloce panoramica su che cos’è la Rete di Riserve del fiume Brenta soffermandosi su quali sono le aree di interesse ambientale che si trovano nelle immediate vicinanze di zone coltivate in maniera più o meno intensiva e nelle quali ci dovrebbe essere perciò un occhio di riguardo nel mettere in atto alcuni accorgimenti che rendano sempre più compatibili ambiente e agricoltura.
E dopo aver fatto capire cos’è l’agroecologia, Valerio Mazzoni, responsabile dell’unità “Difesa delle piante” di FEM, è proprio entrato nel vivo con alcuni esempi di che cosa un agricoltore può realizzare per proteggere le aree sensibili, ad esempio dalla penetrazione di fertilizzanti.
Giulia Zanettin, collaboratrice di FEM, è la persona che, nell’ambito del progetto “Agroecologia in Rete”, si è occupata della somministrazione di un questionario conoscitivo sull’agroecologia alle aziende agricole dell’Alta Valsugana, della sua elaborazione e delle successive visite aziendali in una trentina di aziende che si sono rese disponibili a partecipare all’attività. Nel suo intervento ha appunto riassunto quanto emerso nel questionario.
L’ultima relazione è stata quella di Costantino Bonomi, botanico del MUSE e coordinatore del progetto europeo LIFE “Seed force” che, con un approccio integrato, mira a recuperare e rafforzare le popolazioni di piante autoctone italiane in via d’estinzione grazie alle banche dei semi. Una delle 58 specie a rischio e che il progetto intende “salvare” si trova in tre ZSC-Zone Speciali di Conservazione della Rete di Riserve del fiume Brenta: è la Liparis loeselii, una piccola orchidea che si ritrova ancora, sia pure i un numero ridottissimo di esemplari, a Inghiaie, Alberé di Tenna e al Lago Pudro. Nella vicina ZSC delle Grave di Civezzano vive anche il Gladiolus palustris, un’altra delle specie sotto osservazione, mentre una terza specie, l’Adenophora liliifolia la si può trovare in un piccolo nucleo alle prime pendici della strada di Monterovere..
Uno sfalcio adeguato delle aree interessate impedendo l’imboschimento delle zone aperte è una pratica che, come si è già sperimentato con successo in altre zone, favorisce il ritorno di queste specie.

Slides “Progetto LIFE Seed force e impatti dell’agricoltura nelle zone umide” – Costantino Bonomi
Slides “Progetto Agroecologia” – Giulia Zanettin

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