Lunedì 8 settembre ha fatto tappa a Borgo Valsugana il documentario realizzato dal regista trevigiano Marco Pavan che ha raccontato l’avventura del cammino Vanoi-Venezia con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza sui temi della sostenibilità, della gestione delle risorse naturali e per raccontare la solidarietà che si è creata tra le comunità di montagna e di pianura che hanno partecipato al cammino e più in generale al movimento di protesta contro la diga.
Introdotti da Viola Ducati, in apertura Tommaso Bonazza, portavoce del Comitato Acque trentine, ha illustrato il fondamentale ruolo che rivestono i corsi d’acqua per l’ambiente, la sicurezza e l’economia, mentre Angelo Orsingher del Comitato per la difesa del torrente Vanoi ha poi raccontato le varie tappe della difesa del torrente Vanoi che hanno infine portato al cammino e alla produzione del documentario.
Come nei mai dimenticati cineforum è seguito un dibattito che ha affrontato diversi aspetti legati la tema di fondo dell’utilizzo dell’acqua.
Peccato per la presenza: l’importanza del tema e la qualità del documetario meritavano più delle 25 persone presenti in sala.
200 chilometri, otto tappe, un centinaio di partecipanti, oltre 13mila firme e, infine, un documentario.
Poco meno di un anno fa, dal 29 ottobre al 6 novembre 2024, il Comitato per la difesa del torrente Vanoi aveva lanciato la marcia da Canal San Bovo a Venezia per dire un forte “no” alla costruzione della diga in val Cortella, appunto sul torrente Vanoi, promossa dal Consorzio di bonifica “Brenta”. Un invaso di 33 milioni di metri cubi che dovrebbe sbarrare la valle in una zona con grossi problemi geologici e che distruggerebbe uno dei pochi corsi d’acqua ancora naturali del Trentino.
Il gruppo è composto da una quarantina di persone: cittadini di montagna e di pianura, studiosi, giornalisti, tenaci testimoni di una esperienza preziosa, accomunati da una idea concreta di impegno civile e ambientale e con una precisa visione del pianeta e parte da Canal San Bovo il 29 ottobre seguendo il corso del Vanoi prima e del Cismon poi per arrivare a Lamon. Da qui ha proseguito nei giorni successivi, con l’aggiunta e l’alternanza di altri partecipanti, nelle tappe che hanno toccato Fonzaso, Cismon, dove il torrente confluisce nel fiume Brenta e poi ancora Valstagna, Bassano del Grappa, Piazzola sul Brenta, Padova e Dolo, prima di arrivare nel centro storico di Venezia consegnando alla vicepresidente del Consiglio regionale veneto le 13.400 firme raccolte contro la costruzione della diga.
Lungo il cammino i partecipanti alla marcia hanno incontrato numerose persone come i pochi residenti di alcune piccole frazioni montane (ai Belotti in val Cortella), amministratori locali, turisti, operatori economici e culturali e con tutti hanno parlato anche delle
alternative più sostenibili al progetto della diga, come lo “sghiaiamento” dei bacini esistenti, la ricarica delle falde, lo stop del consumo di suolo, la conversione dell’agricoltura intensiva verso l’agroecologia.
Per due notti i camminatori sono stati ospitati dalla gente dei luoghi, a San Pietro in Gu e a Piazzola sul Brenta: venti persone accolte dagli abitanti e dalle associazioni dei paesi attraversati, un gesto che è stato profondamente sentito da chi camminava.
Da più di un anno i territori interessati sono insorti contro l’idea di fermare il corso del torrente Vanoi e un primo, importante risultato raggiunto è stata l’alleanza fra i territori di montagna e quelli di pianura, tutti contrari alla realizzazione dell’opera.
Ma l’attivismo non si è concluso con l’arrivo della marcia a Venezia, perché gli otto giorni di cammino sono stati raccolti in un documentario (finanziato con un’azione di crowfunding) prodotto dall’associazione Equistiamo di Vicenza e dal Comitato per la difesa del torrente Vanoi premiati nel maggio scorso con la Bandiera Verde di Legambiente per l’impegno nella tutela delle risorse idriche.







