Fastidiose, scocciatrici, in alcuni casi anche un po’ pericolose.
Sulle 3.500 specie di zanzare presenti sul pianeta, 65 le troviamo in Italia e fra queste ricordiamo ad esempio la zanzara tigre, la zanzara comune e la zanzara coreana.
Nel “Lunedì della Rete” del 15 giugno a Ospedaletto, il tecnico della Fondazione Edmund Mach Daniele Arnoldi ha sviscerato tutto (o quasi) il possibile su questi insetti che ci accompagnano soprattutto durante l’estate.
Chi sono le zanzare, gli aspetti sanitari, la loro biologia, come difendersi, i larvicidi e i repellenti da usare. Di questo ha parlato l’esperto, rispondendo anche alle domande del pubblico.
Quale accorgimento per difenderci il più possibile: evitare i ristagni d’acqua svuotando almeno una volta alla settimana sottovasi, secchi o altri possibili depositi di acqua; è sufficiente una volta ogni settimana perché la “fase acquatica” della zanzara (uovo, larva, ninfa) dura 6-9 giorni, quindi se noi togliamo il suo ambiente di vita con questa cadenza siamo abbastanza certi di evitare lo sviluppo degli adulti e quindi la puntura delle femmine che cercano il loro “pasto di sangue” per sviluppare le uova. Facciamo particolare attenzione al cimitero, perché l’acqua dei sottovasi e il caldo che di solito troviamo sulle tombe fanno dei campisanti delle ottime “nursery” per le zanzare.
Poi non è che tutte le persone vengono attaccate allo stesso modo: la zanzare “sente” l’odore, il sudore, l’anidride carbonica che ognuno di noi emette ed è più attratta da alcune combinazioni piuttosto che da altre. Ecco perché una persona è più vittima delle punture di un’altra!
Se abbiamo die ristagni di acqua difficilmente eliminabili possono utilizzare prodotti che evitano lo sviluppo delle larve, mentre per ripararci un po’ possiamo utilizzare dei repellenti, che non uccidono l’insetto ma lo allontanano.
Alcune specie di zanzara possono essere vettori di malattie come la dengue, la chikungunya, la zika, la malaria o la West Nile. E come funziona la trasmissione della malattia? La zanzara punge una persona malata incamerando il patogeno presente nel sangue che ha succhiato; dopo alcuni giorni punge un’altra persona per un nuovo pasto di sangue e, emettendo la propria “saliva” con sostanze antidolorifiche (per non farci sentire il male della puntura) e anticoagulanti può tramettere anche il patogeno presente nel sangue della persona malata che aveva punto in precedenza.